SULL’INCOSTITUZIONALITÀ DELL’ELEZIONE DEL CONSIGLIO DELLA CITTÀ METROPOLITANA

incostituzionale

Mutuando le argomentazioni dell’avv. Besostri che, con gli avv. Bozzi e Tani, promosse e vinse il ricorso alla Corte Costituzionale che portò alla bocciatura del “porcellum” (legge elettorale Calderoli n. 270 del 21 dicembre 2005), provo brevemente ad elencare alcune argomentazioni a sostegno della tesi sull’incostituzionalità dell’elezione del Consiglio della Città metropolitana che a Milano vi sarà il prossimo 28 settembre 2014.

In applicazione della legge n. 56 del 7 aprile 2014 (Delrio) recante disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni; il 28 settembre 2014 i sindaci e dai consiglieri comunali in carica dei comuni della Provincia eleggerano 24 membri del Consiglio della Città metropolitana di Milano. Si tratterà però di elezioni cosiddette di secondo livello che non prevedono l’esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini.

Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia omonima e dal 1° gennaio 2015 le città metropolitane subentrano alle province omonime. Gli organi delle città metropolitane saranno il Sindaco metropolitano (di diritto il Sindaco del comune capoluogo), il Consiglio e la Conferenza.

Tra i compiti della Città metropolitana vi sarà la cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano, e la promozione e la gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse delle realtà coinvolte. Ma il Consiglio che verrà ora eletto avrà nell’immediato anche importanti poteri costituenti che gli consentiranno di definire lo Statuto dell’ente, nonché prender parte alla possibile
devoluzione di poteri statali e regionali.

La modalità scelta per eleggere quest’organo della nuova Città metropolitana è però da più parti considerata incostituzionale, a partire dal fatto che, avendo scelto di effettuare elezioni di secondo livello si è aggirata anzitutto la prescrizione dell’art. 48 della Costituzione nel suo chiamare in causa, in quanto elettori, tutti i cittadini ad esprimere un voto personale, eguale, libero e segreto.

L’Italia ha poi sottoscritto, senza riserve, la Carta europea delle autonomie locali che, dopo aver definito l’autonomia locale il diritto delle collettività locali di amministrare una parte importante degli affari pubblici (art.3 comma 1), attribuisce l’esercizio di tale diritto a Consigli ed Assemblee costituiti da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale (art. 3 comma 2). Ai sensi dell’art. 117 comma 1 della Costituzione, tale prescrizione andrebbe applicata nella legislazione nazionale in quanto vincolo derivante dall’ordinamento comunitario e da un obbligo internazionale.

Inoltre, sono state definite delle norme dove ogni ex Provincia e Città metropolitana definirà un proprio Regolamento elettorale, dove ad es. definire da chi verrà effettuato lo scrutinio e con quali garanzie di pluralismo in presenza di scrutatori, ecc. Scelte che derivano dal fatto di trovarci in presenza di elezioni di secondo livello.

Nel definire poi gli aventi diritto al voto, ed il relativo peso ponderale che esprimeranno gli eletti dei singoli comuni, non si è tenuto conto del fatto che a parità di popolazione, ci sono Consigli comunali eletti con differenti regimi elettorali che hanno eletto un numero diverso di consiglieri comunali, che per questa ragione, senza motivo alcuno, avranno differenti peso elettorale nell’eleggere i membri del Consiglio metropolitano.

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